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RACCONTI

IL FASCINO DEL BUIO

Da queste balze sentimmo il richiamo del cielo e salimmo verso la luce. Questo è il testo di una lapide posta a memoria di due alpinisti morti in montagna. Il richiamo della luce, salire verso l'azzurro del cielo è l'istintiva forte attrazione di chi va in montagna. Escursionismo, alpinismo e scialpinismo sono permeati da questa spinta.

Però, non per tutti è così. Ci sono frequentatori della montagna che invece di salire verso la luce scendono nel buio, invece di cercare i cieli azzurri cercano i cieli di pietra. Si tratta di quella razza a parte che risponde al nome di speleologi. Cosa li spinge ad affrontare l'ambiente ristretto delle grotte, il buio, l'alto tasso di umidità e il fango ? Apparentemente non esiste una logica motivazione per sfidare uno degli ambienti più ostili alla sopravvivenza dell'uomo. Ma egualmente ci vanno perché il fascino del buio è irresistibile, il desiderio di andare oltre il conosciuto, per scoprire e vedere cose nuove, è tropo forte.

La vestizione prima di entrare in grotta va oltre il fatto tecnico. Calzare gli stivali, la tuta, l'imbraco, accendere l'acetile sul casco è una sorta di rito che ti trasforma in speleologo. Incomincia l'esplorazione, il momento magico da tanto desiderato è finalmente venuto.

Appendere la propria vita ad una corda a mezzo di un discensore. Scendere nel vuoto e nel buio, sempre più giù, fino a sentire nuovamente il terreno sotto i piedi. Sganciarsi dalla corda, infilarsi in un cunicolo camminando sulle mani e sulle ginocchia. Le ginocchia fanno male, ma camminare ancora. La progressione si fa impegnativa. Occorre procedere strisciando sulla pancia, aiutarsi con le mani, i gomiti e i piedi, tutto serve per tirarsi avanti. Ed ecco il premio a tante fatiche: una sala concrezionata, forme fantastiche di stalattiti e stalagmiti. Il silenzio è rotto solo dallo stillicidio di gocce che ritmicamente cadono in una pozza d'acqua. È una sorta di linguaggio col quale la grotta parla al suo scopritore. E poi andare avanti, procedere ancora per altri meandri, altre strettoie, per scoprire altre sale, per esplorare tutta la grotta.

La parte strettamente tecnica è finita. Adesso incomincia quella scientifica. Bisogna ripercorrere la grotta in tutti i sensi, prendere le misure angolari e lineari che servono per disegnarla nel suo complesso e nei suoi particolari. Ma disegnarla non basta è indispensabile osservare e studiare la sua struttura per ricostruire cosa è successo nel corso dei millenni, quali sono stati i fenomeni che si sono verificati e quali hanno dato alla grotta forma attuale. Non è un lavoro facile, ma la voglia di capire, la necessità di sapere fanno superare ogni ostacolo.

A lavoro concluso lo speleologo può dirsi: "Ho speso tempo e fatica, ma adesso conosco la grotta: la grotta è diventata parte di me stesso, posso sentirla come una cosa viva che mi appartiene". L'esplorazione ed il lavoro ad essa connessi sono finiti.

Lo speleologo può lasciare i cieli di pietra della grotta e uscire alla luce, verso il cielo azzurro della montagna, per poi tornare di nuovo nel buio di altre grotte, e così via senza fine

Concrezioni

SPELEOLOGIA ULTIMA AVVENTURA

Andare dove nessuno è mai andato, arrivare dove nessuno è mai arrivato, queste sono le aspirazioni di chi ama e cerca l'avventura. La nostra società restringe sempre di più gli spazi personali. Il mondo nel quale viviamo non ha più segreti. I poli sono stati esplorati. I cieli sono stati percorsi. Gli oceani sono stati solcati in ogni direzione, addirittura con barche a remi o con chiatte trasportate dalle correnti. Soltanto alcune piccolissime fette del nostro pianeta sono ancora poco conosciute. Andare a scoprirle non è alla portata di tutti, ma solo di pochissimi fortunati.

Per l'uomo comune, per quelli che come me devono lavorare undici mesi all'anno, per guadagnarsi uno stipendio da sopravvivenza, quali sono gli spazi liberi che restano ? Da un esame superficiale la risposta è una sola: nessuno. All'uomo comune non resta che andare ad assieparsi sulle spiagge affollate. Intrupparsi sulle autostrade durante l'esodo delle ferie. Prostituirsi sugli impianti e sulle piste da sci sovraffollati. Non parliamo dei campeggi diventati ormai dei lager. Povero uomo comune. Una volta c'era l'alpinismo che lo salvava. Grandi pareti nord da tentare, vie nuove da aprire su importanti cime. Ma adesso anche in alpinismo non ci sono più spazi liberi. Tutte le vette sono state raggiunte da ogni versante. Numerose sono le guide delle Alpi che descrivono minuziosamente le cime con tanto di schizzo e tracciato delle vie di salita. Sulle Prealpi la situazione non è diversa. I sentieri che le percorrono sono numerati, catalogati, dettagliatamente descritti e sul posto sono marchiati da vistosi segnavia. Sembrerebbe che all'uomo comune non resti che vegetare con rassegnazione nel proprio grigiore. Per nostra fortuna non è così: per nostra fortuna esiste la speleologia. Per accedere alle grotte non occorre andare lontano. Le nostre montagne, le nostre Prealpi sono piene di grotte come lo sono di impianti sciistici. Basta qualche ora di macchina e un non lungo percorso a piedi per raggiungerle. Anche in speleologia, è vero, di ogni grotta conosciuta esiste la pianta, la sezione e la descrizione dettagliata del percorso per la visita. Il materiale relativo alle singole grotte è raccolto in un Catasto Grotte esteso all'intero territorio nazionale. Inoltre i pozzi e i passaggi più impegnativi sono armati con spit che consentono, agganciandovi la corda, di superare in sicurezza ogni difficoltà. Ma allora anche qui non esiste niente di nuovo. Non è vero: gli esperti sostengono, con giusta ragione, che la quasi totalità delle grotte conosciute hanno sempre una continuazione, basta andarla a cercare. Correnti d'aria interne, ispezioni fra massi di frana accatastati, attenta e minuziosa ricerca negli angoli più interni di una grotta, consentono di individuare nuove prosecuzioni. In genere sono cunicoli da disostruire mediante scavo, da percorrere strisciando nel fango e nell'acqua, ma tutto questa da la possibilità di accedere a nuove sale e a nuovi cunicoli, che non hanno mai conosciuto la presenza dell'uomo. Questa è l'ultima possibilità, per l'uomo comune, di andare dove nessuno è mai andato, di arrivare dove nessuno è mai arrivato. Si può ben dire, senza tema di essere smentiti: speleologia ultima avventura.

SPELEOLOGIA ULTIMA RAGIONE

Se ritorniamo alla nostra società e ne facciamo una radiografia dal punto di vista morale, quello che scopriamo è sicuramente deludente. La nostra è una società senza principi. L'unica molla che la regge è quella dell'arricchimento personale, della conquista della posizione sociale, con qualsiasi mezzo, anche a danno degli altri se necessario. Onestà, sincerità correttezza, sono principi validi per gli stupidi che ci credono e per i furbi che ne approfittano. E' già stato detto da altri da qualche parte e purtroppo è la brutta realtà. Il quadro che faccio è generale e forse eccessivamente pessimistico. Devo riconoscere che nella generalità ci sono ancora molte isole dove i principi enunciati hanno ancora un valore. Una di queste isole è la speleologia. Salvo le dovute eccezioni, salvo le pecore nere che esistono sempre in ogni gregge, lo speleologo è una persona con una configurazione del tutto particolare. Veste sempre modestamente: blu jeans, scarpe da tempo libero, maglione. L'aspetto è quello dell'uomo tagliato con l'accetta. Di carattere ruvido è abituato a dire quello che pensa senza tanti complimenti o riguardi. Questo però non gli impedisce di essere generoso e aperto verso gli altri. Non opera da solo, non si isola, ma cerca sempre l'amicizia e la compagnia dei suoi simili. Sotto questo profilo potrebbe essere definito un animale da branco. La sincerità e la correttezza sono valori tenuti in seria considerazione nei rapporti reciproci. E' per questo che non è sbagliato affermare che la speleologia, oltre ad essere l'ultima avventura, è anche l'ultima ragione. Quello che esiste oltre è il mondo nel quale viviamo, pieno di difetti e di brutture, senza una logica ragione umana

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